Uno dei miei compiti in quanto scrittore è quello di assalire le vostre emozioni e forse di aggredirvi e per far questo uso tutti gli strumenti disponibili. Forse sarà per spaventarvi a morte, ma potrebbe anche essere per prendervi in modo più subdolo, per farvi sentire tristi. Riuscire a farvi sentire tristi è positivo. Riuscire a farvi ridere è positivo. Farvi urlare, ridere, piangere, non mi importa, ma coinvolgervi, farvi fare qualcosa di più che mettere il libro nello scaffale dicendo: "Ne ho finito un altro", senza nessuna reazione. Questa è una cosa che odio. Voglio che sappiate che io c'ero
- Stephen King

martedì 16 gennaio 2018

LA SCATOLA DEI BOTTONI DI GWENDY dal 6 marzo in libreria

Cari miei readers, pochi giorni fa, parlandovi del nuovo romanzo dello Zio in uscita negli States il prossimo maggio, vi ho anticipato che quella non sarebbe stata l'unica novità. Eccomi infatti ad annunciarvi la seconda succosa novità che ci riguarda più da vicino, infatti il 6 marzo prossimo arriverà nelle nostre librerie il romanzo breve scritto da Stephen King e Richard Chizmar dal titolo LA SCATOLA DEI BOTTONI DI GWENDY, edito dalla Sperling & Kupfer.

E' una storia che ci riporta a Castle Rock con tutta quell'atmosfera buia fatta di mistero che abbiamo imparato a conoscere ed amare in svariate pubblicazioni del RE.
La storia della realizzazione di questo libro è invece particolare, come forse l'abbinamento dei due autori davanti al quale qualcuno potrebbe storcere il naso chiedendosi chi sia il Chizmar citato. E' il proprietario della casa editrice americana Cemetery Dance Publications e la faccenda è andata più o meno così, in breve: King iniziò a scrivere il romanzo ma bloccandosi per mancanza di ispirazione mandò la bozza a Chizmar (editore di molte sue edizioni di lusso) chiedendogli di aiutarlo a completare l'opera e dopo uno scambio sempre più frequente di opinioni si è arrivati alla redazione finale.


Gwendy Peterson ha dodici anni e vive a Castle Rock, una cittadina piccola e timorata di Dio. E' cicciottella e per questo vittima del bullo della scuola, che è riuscito a farla prendere in giro da metà dei compagni. Perciò Gwendy corre tutte le mattine sulle Suicide Stairs (promontorio sopraelevato che prende il nome da un famoso suicidio avvenuto trentacinque anni prima), ed è lì che incontra Mr. Farris, un uomo vestito di nero. Come tutti i bambini Gwendy si è sentita mille volte dire di non dare confidenza agli sconosciuti, ma questo sembra davvero speciale, dolce e convincente. E le regala la Scatola dei Bottoni, spiegandole che esaudirà i suoi desideri. L'unico monito è che Gwendy non dovrà mai toccare il Bottone Rosso. Ma lei è una ragazza curiosa.





Enrico

sabato 13 gennaio 2018

RECENSIONE | UTENTE SCONOSCIUTO... una telefonata che può uccidere

Utente sconosciuto (Chasing The Dime) è un romanzo di Michael Connelly edito nel 2002 che non vede però protagonista Harry Bosch ma Henry Pierce: personaggio nuovo nell'universo letterario connellyano.
Fa parte di quelle opere autoconclusive che non rientrano né nella fortunatissima serie dedicata al detective Harry Bosch né in quella incentrata sul suo fratellastro, Mickey Haller, noto avvocato di Los Angeles, considerato uno dei migliori della città.

Henry Pierce è un chimico, fondatore della società 'Amedeo Technologies' e sta lavorando ad un progetto segreto che potrebbe cambiare il destino dell'umanità, riguardante le biotecnologie. Si è lasciato da poco con la compagna con la quale conviveva, a causa della sua ossessione per il lavoro, ed ha appena cambiato casa. Gli viene assegnato un nuovo numero telefonico ma ascoltando la segreteria si rende conto che ci sono molti messaggi registrati da uomini e indirizzati ad un'altra persona, una certa Lilly Quinlan. Istigato e stuzzicato da queste strane chiamate, Henry inizia ad indagare sulla ragazza e scopre che in realtà è scomparsa mesi prima. Si ritrova così a percorrere una sentiero pericoloso fatto di siti porno e prostitute e quando si rende conto di essersi spinto troppo oltre è ormai tardi, viene accusato di omicidio e rischia di perdere il più grande affare della sua vita e della sua società.

La storia è ambientata in un mondo particolare, originale ed attuale ma la parte dedicata al lavoro di Henry è troppo tecnica, risulta quindi noiosa. Per il resto Connelly sa come tenere desta l'attenzione del lettore con due situazioni parallele: la prima in cui si vede il protagonista alle prese con la ricerca di Lilly e l'altra con il progetto 'Proteus'.
La sua caratterizzazione mi ha deluso un po', non ha un grande spessore, si tratta del solito uomo che si trasforma in detective e agisce come agisce perché spinto da un passato tormentato e turbolento fatto di vizi e soprusi. Vestendo i suoi panni si è a conoscenza di ciò che scopre man mano senza però avere un punto di vista alternativo che, di solito nei libri di Connelly, è quello dell'antagonista che trama nell'ombra.
Come è consuetudine, non manca il risvolto romantico che qui risulta però marginale e offuscato dai continui colpi di scena che non ti permettono di abbandonare la lettura fino all'epilogo. Scorre fluidamente ma ricordo di aver letto storie più avvincenti e sottilmente congegnate di questa, si tratta quindi di un racconto discreto, poco cruento e leggermente sottotono rispetto a quelli a cui sono abituato e a cui ci ha abituato l'autore con la sua penna.
Un libro che inizia sotto i migliori auspici, in maniera dignitosa ma che non riesce ad ingranare la marcia giusta nemmeno in un finale forse troppo morbido e scontato. Le citazioni di scrittori famosi che leggo sul retro della mia edizione promettono un romanzo esplosivo ma ad esplodere è una miccetta, niente a che vedere con Il poeta o Debito di sangue. Tutto un altro paio di maniche.
Ottima idea per la storia e per i personaggi, una scrittura scorrevole e capitoli brevi però manca qualcosa, mi ha dato la sensazione che la stesura non abbia rispettato le ottime promesse iniziali.

Connelly si muove con maestria in un ambito non facile, quello della ricerca avanzata sui componenti biochimici che formeranno i computer del futuro e lo fa non lasciando mai il lettore sprovvisto di spiegazioni che sono spesso fin troppo lunghe e didascaliche, quasi estranee alla trama e che lo accompagnano per tutta la durata del romanzo.
Utente sconosciuto è un libro costruito 'a spirale' in cui la prima parte, quella dedicata alla ricerca di Lilly, è la meglio riuscita con colpi di scena che fanno dubitare del buon senso del protagonista e della sua possibilità di uscire indenne dall'enorme pasticcio in cui sembra essersi cacciato con la sua indagine privata. Il finale è sì ben congegnato ma non sorprendente per i lettori più smaliziati.
E' il libro giusto per gli amanti del 'complotto' e per coloro che amano perdersi nella 'mutabilità' dei personaggi, caratteristica immancabile dei thriller, dove spesso nessuno è quel che realmente sembra o dice di essere.
Un Michael Connelly sottotono, che delude le mie aspettative ma comunque sempre apprezzabile.



Il mio voto: 7



Enrico

sabato 6 gennaio 2018

RECENSIONE | IL PROFUMO... la macabra ricerca dell'essenza perfetta

Il profumo (Das Parfum - Die Geschichte eines Mörders) è un romanzo di Patrick Süskind del 1985 che ha ottenuto un successo mondiale, diventando un bestseller tradotto in più di venti lingue.
Mi sono gettato su questo libro non avendo la minima idea di cosa trattasse. Ricordavo sì, di aver letto qualcosa in proposito ma era tutto sfumato e un po' vago, così mi sono detto: proviamo, magari è un bel romanzo. La trama non spiegava granché, ma prometteva bene.
Sin dalla prima pagina mi sono accorto dello stile splendido, la naturalezza con cui le parole sono state depositate sul foglio mi ha sconvolto e catturato.
Se immaginate di leggere un romanzo di narrativa leggera scordatevelo subito, Jean-Baptiste Grenouille è un protagonista che non si scorda facilmente, è un protagonista fuori dal comune ed incredibilmente difficile da creare. Di tutto si può dire su questo libro, meno che sia scontato.

Jean-Baptiste Grenouille nasce a Parigi cinquant'anni prima della rivoluzione francese, nel luogo più mefitico della capitale: il Cimitero degli Innocenti. Brutto, apparentemente insensibile, ha una caratteristica inquietante: non emana alcun odore. Per questa ragione ispira repulsione a chiunque lo avvicini, a partire dalla madre che lo ha abbandonato appena nato. Ma Grenouille possiede una dote straordinaria: è dotato di un olfatto perfetto. Forte di questa sua unica qualità decide di diventare il più grande profumiere del mondo, coltivando un sogno folle: vuole dominare il cuore degli uomini creando un profumo capace di generare l'amore in chiunque lo annusi. E per realizzarlo non si ferma nemmeno di fronte all'omicidio di giovani donne, alle quali ruba la vita insieme alla sublime fragranza dell'amore.

Un romanzo pervaso di aromi, di solitudini, di follia. Un connubio tra realismo e fantasia.
Definito uno scritto geniale da tanta parte della critica, sicuramente lo è, in particolare nella creazione del protagonista, un reietto della società, un essere che non emana odore umano e non sembra avere sentimenti.
Ciò che colpisce di Jean-Baptiste è la sua incomunicabilità con il mondo, un'unica passione-malattia per i profumi e quell'aura di tristezza.  Un personaggio cupo, decadente, con tutte le caratteristiche giuste per essere odiato dal lettore nel momento in cui le sue idee strampalate portano ad azioni turpi.
Tra le mille sfumature psicologiche create dalla penna dell'autore, fa capolino la malinconia e la vicinanza a questo giovane, la comprensione per il percorso di vita subito che è sfociato in un qualcosa di anomalo.
Quanto è cattivo il cuore di Jean? Possiede un cuore dentro a quel corpo che non emana odori?
E' nato con un'anomalia oppure le condizioni in cui è stato dato alla luce ed abbandonato lo hanno reso un mostro?
Süskind non propone una soluzione all'enigma, bensì un percorso, fatto di sensazioni, di volti, di morte, di ingiustizie.
Non il profumo in senso stretto ma l'odore. L'odore inesistente di Grenouille che con il suo naso ci porta al centro della terra. Sente tutto, come un predatore. Annusa tutto, vive con il suo naso come gli altri vivono dei propri occhi o le proprie orecchie. Non ha bisogno di sguardi, lui annusa e capisce. Percepisce la paura, la felicità, l'ansia, la tranquillità di tutti quelli che gli stanno attorno. Percepisce anche odori che sono al di là dei muri, odori lontani, profumi e puzze, anche l'odore degli oggetti materiali come il vetro o il ferro e tramite il suo naso vive un'esistenza piena.
Non è un personaggio che piace e nemmeno che non piace. Essendo senza odore lo percepiamo anche noi lettori come una presenza, ma senza dargli amore o odio.

Il profumo è un racconto molto forte, con dettagli sottolineati per far godere o disgustare lo spettatore, è una storia macabra ma al contempo interessante, che desta curiosità perchè è originale e anche se è chiaro che è un romanzo di fantasia, molte volte ci si chiede: ma può essere una storia realmente accaduta?.
E' un filo d'aria che ti entra e ti sconvolge con la sua schiettezza, lasciandoti l'amaro in bocca e la pena per Grenouille, così sfortunato perchè è un bambino abbandonato subito dopo il parto, avvenuto sotto un banco del pesce in mezzo a una piazza; un bambino senza odore, sfruttato, senza mai aver ricevuto una carezza o un gesto di affetto, un bambino nato sotto una cattiva stella. E lui questa cattiva stella se la porta addosso e sa di capelli rossi e mirabelle e gocce di sudore e di olii essenziali.
Una lettura dal fascino tenebroso, tinta di giallo e nero, Patrick Süskind è stato paragonato a Umberto Eco e ad un Italo Calvino in nero, il suo stile accurato rievoca perfettamente la Francia del 1700, creando una favola dark nella quale il protagonista cela il desiderio 'nascosto' di 'essere', di 'esistere' ma contro la propria natura non si può andare.

Personalmente, una vera e proprio rivelazione: originale ed intenso. Un libro che può togliere il sonno a chi lo legge.
Se la fantasia dell'autore si calasse nella realtà susciterebbe terrore.
Con uno stile elegante e scorrevole Süskind traccia il profilo psicologico di un serial killer dopo averne raccontato l'infanzia quasi per provocare nel lettore uno stralcio di pietà e simpatia per l'assassino.
Man mano che la storia si snoda l'interesse aumenta e conduce il lettore in un intreccio che lo tiene in sospeso fino all'ultimo respiro. Un libro che sa sconvolgere e accattivare allo stesso tempo.



Il mio voto: 8




Enrico

giovedì 4 gennaio 2018

Tutte le novità su THE OUTSIDER di Stephen King

Amici lettori e appassionati, qualche mese vi ho parlato del nuovo progetto a cui Stephen King sta lavorando da tempo ma con l'uscita, a novembre, di Sleeping Beauties la notizia non ha avuto lo spazio necessario per diffondersi e suscitare magari il vostro interesse. Io stesso, ammetto, l'ho lasciata in secondo piano a causa anche delle scarse notizie, poche certe, che circolavano in rete e sui giornali on-line specializzati.
Iniziando il 2018 però, cogliendo l'occasione per farvi i migliori auguri di un anno sereno, pubblico il primo post con alcune anticipazioni bomba sulla prossima fatica del RE.

Il titolo non è di fatto una novità, è stato confermato che sarà THE OUTSIDER e sarà pubblicato dalla Simon & Schuster il prossimo maggio, si parla del giorno 22 del mese. Precedentemente il giorno dell'uscita era fissato per il 5 giugno, staremo a vedere.
Si tratterà di un nuovo romanzone poliziesco sulla scia delle trilogia Mr. Mercedes, con oltre 570 pagine, la cui trama sarà incentrata sull'omicidio di un undicenne per il quale viene accusato l'allenatore della squadra di baseball locale. Il DNA e le impronte digitali sembrano incastrarlo nonostante il suo alibi di ferro. Ad indagare sul caso sarà il detective Ralph Anderson.
A prima vista non dovrebbero intervenire elementi soprannaturali questa volta ma la sorpresa potrebbe sempre essere dietro l'angolo.
La copertina definitiva è già stata svelata e potete vederla qui sotto.

Un 2017 con i fiocchi per quanto riguarda la produzione kinghiana sembra lasciare il passo ad un 2018 nuovamente ricco a partire da questo nuovo libro ma non è tutto, ci sono succulente novità e pubblicazioni in arrivo che avrò tempo e modo di farvi conoscere presto.





Enrico

sabato 23 dicembre 2017

RECENSIONE | LA SCATOLA NERA... Bosch e Biancaneve

La scatola nera (The Black Box) è il sedicesimo romanzo di Michael Connelly con il famosissimo detective Harry Bosch, edito nel 2012 e facente parte di una serie di opere che hanno scalato le classifiche di tutto il mondo.
E' un 'police procedural' atipico, in quanto la figura di Bosch è assolutamente predominante e non viene messo in particolare risalto l'eventuale contributo alle indagini di altri poliziotti.

Il protagonista è Hieronymus Bosch che vive nella caotica e violenta Los Angeles ed è un agente capace ma dal carattere difficile. Piccolo orfano, reduce dal Vietnam, un passato di eccessi tra fumo e alcol, un matrimonio fallito e una casa semidistrutta da un terremoto ne fanno un elemento importante per le indagini più complesse ma "scomodo" per i superiori che subiscono pressioni politiche e d'immagine alle quali l'ormai cinquantenne detective non si è mai piegato.
Nel 1992 a Los Angeles scoppiano dei tumulti, la città viene messa a ferro e fuoco e diventa scenario di saccheggi, distruzione e addirittura di omicidi e regolazioni di conti. Tra i morti, una giornalista danese, Anneke Jespersen (Biancaneve), del cui caso si occupa inizialmente il nostro protagonista. Nel caos generato dai tumulti però, molti di quei casi vengono archiviati, compreso quello della povera giornalista, che verrà ripreso solo vent’anni dopo dallo stesso Harry Bosch, che la considererà una sorta di sfida personale contro le ingiustizie del mondo. In queste pagine lo accompagniamo nelle sue accurate ricerche da detective esperto e appassionato, e nel corso della sua indagine si troverà di fronte ad avversità di ogni sorta: dal rischio di essere espulso dal corpo di polizia a quello di perdere la vita faccia a faccia con i suoi avversari.

Tra ex militari dal dubbio passato, poliziotti burocrati e interessati soltanto alle statistiche e un protagonista che probabilmente contribuisce da solo a mantenere vivo l'interesse, ci troviamo davanti a un thriller che in fin dei conti è nella norma e, come recita la copertina, è diventato best-seller n°1 negli USA. Ora la vera domanda è: basta davvero così poco?
Michael Connelly è uno di quelli che in libreria ce lo hai sempre sotto agli occhi, vuoi perché commercialmente appetibile, vuoi perché ha sfornato una marea di libri, vuoi perché effettivamente bravo. Questo autore ha un po’ di tutte queste cose; è bravo, ha sfornato una marea di libri, e il suo genere è molto apprezzato dai lettori contemporanei, un genere nel quale è notevolmente preparato. A dire la sincera verità però, con questo romanzo non ha sfondato.
Forse a causa di una scrittura non proprio fluida, o forse per una trama un po’ scarna e priva di colpi di genio o di passeggiate fuori dagli schemi. Diciamo che questo è un thriller di buon livello, ma rispetto al quale non si possono avere enormi pretese o aspettative. E' vero, l'autore in certi tratti ha dei buoni spunti, dovuti anche alla grande esperienza da scrittore di genere, ma ho la sensazione che avrebbe potuto proporci qualcosa di più anche per come ha lasciato cadere alcune situazioni senza dar loro una conclusione. Non so se l'intenzione sarà quella di farne un seguito, ma sarebbe stato più efficace chiudere ogni cerchio in questo libro.

Con il passare dei libri, Bosch è sempre lo stesso acuto investigatore, testardo, dedito al lavoro e anche un po' sprezzante delle regole e del pericolo, ma la sua sete di giustizia non può che coinvolgerci e farci sentire che stia facendo la cosa giusta, soprattutto in nome delle vittime. Vediamo anche come la figlia Maddie stia crescendo e maturando, sembra che voglia seguire le orme del padre, forse presto leggeremo di una detective Bosch.
I libri di Connelly non hanno comunque bisogno di presentazioni, sono ottimi thriller, intricati, spesso dal finale un po' amaro, e come sempre li divoro in pochissimi giorni.
Un  romanzo che tocca l'autore da vicino (si legge anche nelle note finali) e questo gli fa assumere un certo spessore.

Noi lettori viviamo della fantasia dei nostri autori preferiti ma quando un romanzo fa riemergere vicende e paure realmente vissute sulla propria pelle, allora tutto questo ci tocca profondamente.
Inutile infine elogiare le doti ormai note di Connelly.
Insomma, un romanzo leggermente sottotono ma da leggere per chi ama i gialli polizieschi.



Il mio voto: 6



Enrico

martedì 12 dicembre 2017

BOOMSTICK AWARD 2017 | Un premio inaspettato

Miei fedeli lettori, dicembre è probabilmente il mese più magico dell'anno con le sue atmosfere festose da condividere con le persone più care e in cui ci si scambiano doni, emozioni e sensazioni.
Anche tra blogger non si perde occasione per dimostrazioni di piccola e grande amicizia con premi simbolici come quello, assolutamente inaspettato e quindi ancor più apprezzato, regalatomi dalla dolcissima Pia: il BOOMSTICK AWARD 2017.
Pia è una ragazza solare, con un cuore grandissimo e la passione per la poesia, piena di idee che raccoglie nel suo spazio web I pensieri di P. Il suo Blog è una continua fabbrica di magia, passateci ed entrate nel suo mondo, ne vale davvero la pena.





Enrico

sabato 9 dicembre 2017

RECENSIONE | CUJO... i morsi della paura

Cujo (Cujo) è un romanzo di Stephen King pubblicato per la prima volta nel 1981 che ha come protagonista un grosso San Bernardo e la sua lenta ma inesorabile metamorfosi. La rabbia nel cane è al centro di tutta la storia e funge da filo conduttore nell'intreccio narrativo.
La lettura cronologica kinghiana mi ha così portato alla 'prima volta' con uno dei libri del RE che più temevo fin da quando ho iniziato a collezionarlo all'età di 14 anni. A quel tempo infatti la mia paura per i cani era enorme, complice il fatto di aver avuto da piccolino una spiacevole avventura con questo genere animalesco che mi ha tenuto lontano dalla storia per molto tempo e successivamente passata poi in secondo piano per dare precedenza ad altre perchè sempre accompagnato da quel particolare ricordo.
Ironicamente posso dire che finalmente ho raccolto tutto il coraggio possibile e l'ho affrontato prendendo la fobia per la gola, aiutato anche da un particolare che mi ha distratto portandomi con la mente a fantasticare e a dare una personalissima dimensione alla fittizia cittadina di Castle Rock nel Maine. Proprio quella Castle Rock a noi tanto cara in cui King ambienta molte delle sue storie, prima tra tutte questa.
Se vogliamo essere precisi non è qui che la si sente nominare per la prima volta, già in La zona morta il protagonista, un giovane con poteri psichici, ne calca le strade per stanare Frank Dodd, il vice sceriffo la cui violenza inaudita è stata l'episodio centrale della prima parte di quella storia e che in Cujo è l'incipit da cui tutto ha inizio. Adoro, amo alla follia queste piccole incursioni che Stephen riserva ai suoi lettori.

Cujo è un San Bernardo ed appartiene a Brett Camber, figlio del meccanico Joe Camber, che vive nella periferia di Castle Rock. Il cane viene descritto come docilissimo, di indole giocosa e amante dei bambini, al punto da farsi cavalcare dal piccolo Tad Trenton, figlio di Vic e di Donna Trenton, l'altra famigliola protagonista della vicenda.
Tuttavia in una soleggiata giornata di giugno del 1980, inseguendo un coniglio selvatico, Cujo si ritrova con la testa incastrata in una piccola caverna infestata dai pipistrelli. Da uno di questi viene morso, contraendo così la rabbia. Da quel momento l'animale è vittima di una lenta e dolorosa trasformazione che si manifesta in lancinanti dolori concentrati principalmente nella regione cerebrale, e che gli causa terribili allucinazioni che lo portano a vedere tutti come nemici. Questo angosciante processo lo trasforma in un mostro aggressivo ed arriva ad attaccare Joe Camber ed il suo vicino Gary Pervier uccidendoli.
In mezzo a questa tensione, il lavoro di Vic va male, ed è costretto ad allontanarsi per un viaggio di lavoro nel Massachusetts. Donna, a casa sola con Tad, porta la Ford Pinto di famiglia dai Camber per una riparazione ma l'auto si guasta non appena raggiunge la fattoria dove Joe è morto, Charity (la moglie) è in visita alla sorella Holly e non c'è nessuno se non Cujo. Il cane rabbioso assedia il piccolo Tad e sua madre che sono costretti a rimanere prigionieri all'interno della loro auto, con l'animale che cerca più volte di sfondare portiere e finestrini.

La caratteristica principale di questo libro è il monologo interiore e, secondariamente, che il punto di vista proposto è saltuariamente quello del cane. Ci sono tre soggetti principali, la famiglia Trenton, la famiglia Camber e Cujo le cui vicende si incastrano come perfetti pezzi di puzzle in una diffidenza tipica non solo delle piccole cittadine del Maine ma di tutto il mondo. Tutti conoscono qualsiasi cosa di chiunque, perfino il cane sembra essere a conoscenza dei segreti turbamenti delle due famiglie.
Tutto è amalgamato alla perfezione con quei lunghi dialoghi interiori che King costruisce per ogni personaggio, compreso quello di Cujo che svela poco alla volta l'insorgere e il crescere dell'infenzione che lo porterà alla pazzia trasformandolo in quel mostro dagli occhi di sangue che il piccolo Tad crede di vedere nella sua testa. Qui si vede anche la maestria che lo scrittore ha di creare e rendere credibile un personaggio come Donna Trenton, una giovane moglie logorata dai sensi di colpa che si manifestano con un atteggimento quasi bipolare, accentuato dalla sfortunata situazione in cui viene a trovarsi.
Questo è ciò che racconta Stephen King: un acuto osservatore di una realtà che, per vissuto ed esperienza, egli conosce bene, la realtà della piccola provincia americana, un microcosmo nel quale si rispecchiano e risplendono vizi e virtù dell’americano medio e che agisce come un'enorme cassa di risonanza, e perciò quando s'incappa nella normale malvagità dell’animo umano, questa si trasforma in un vero e proprio mostro: indifferenza, ipocrisia, cattiveria gratuita ed egoismo.

Ancora una volta l'autore ci dimostra che la scrittura non è solo piacere, è anche fatica, e non si tira indietro, non bara, non si concede "licenze poetiche", egli scrive solo di ciò che sa, e se non lo sa si informa. Un esempio? La sua competenza medica che, poiché King medico non è, rappresenta il risultato di un certosino e scrupoloso lavoro d’accurata ricerca che ci prova come prenda maledettamente sul serio il suo lavoro.
Ciò che mi suscita profonda ammirazione è il suo immedesimarsi nel personaggio, quell’essere tutt’uno con la propria creatura, quel parlare e pensare ed essere effettivamente come lui. Qui il RE letteralmente si trasforma in Cujo, come se fossimo dentro il cervello dell’animale e ne vedessimo scorrere i ragionamenti, le idee, la sofferenza.

Sotto quest’ottica considero Cujo la storia un po’ banale di una famiglia che sta sfaldandosi, priva di valori morali o in ogni caso d'idee, pensieri, emozioni di pura umanità per cui valga davvero la pena vivere.
Il padre Vic completamente preso dal lavoro di pubblicitario che sta andando a rotoli e dai suoi nevrotici problemi di carriera, la madre Donna, frustrata e inconcludente, che non trova di meglio che finire a letto con il rubacuori del paese, e il piccolo Tadder, spaventato dai mostri della solitudine, dell’indifferenza, della sordità alle sue richieste di conforto e attenzioni, autentici mostri questi, assai più reali e dolorosi di quelli ipotetici che si nascondono nel ripostiglio.
Bel libro, un King non ancora addentrato nel fantasy e capace con poco di creare una storia in grado di appassionarmi e commuovermi. Di quelle che ti fanno distogliere gli occhi perchè non vuoi sapere, ma che subito te li attirano con forza sulla pagina perchè invece sì che ti vuoi spaventare. Quelle storie che finiscono troppo presto.



Il mio voto: 8



Enrico

giovedì 7 dicembre 2017

IT chapter 2 | Il toto-cast è iniziato

Fedeli lettori, anche il meno kinghiano di questo mondo sa che il film IT dello scorso ottobre rappresenta la versione cinematografica del grande ed omonimo romanzo di Stephen King, che già ricevette un primo adattamento televisivo in due parti nel 1990.
Il lavoro del regista Andy Muschietti, pur essendo diviso ancora in due parti, sposta i periodi temporali: la prima ambientata negli anni '80 mentre la seconda ai giorni nostri, nel tentativo di modernizzarne la storia.
Il successo di questo nuovo film è stato mondiale, l'attesa di milioni di fans è stata ripagata alla grande con cifre ed incassi record che hanno spinto la pellicola in testa alle classifiche e, a quanto sembra, sarà candidata ai prossimi Oscar. Sarà dunque la volta di un 'horror' sul Red Carpet?
La notizia suscita sicuramente grande curiosità ma ancor più grande è quella connessa alla seconda parte della storia alla cui regia ci sarà sempre lo stesso Muschietti.
Quando un qualcosa gira nel verso giusto e funziona alla grande allora bisogna cavalcare l'onda ed è per questo che Andy e il suo team stanno già lavorando alle riprese che il prossimo marzo 2018 inizieranno ufficialmente.
Il grande quesito che tutti si pongono riguarda il cast e quali attori prenderanno il posto dei ragazzini del Club dei Perdenti.

Durante l'ultimo San Diego Comic-Con, nel corso di un'intervista con MTV, è stato chiesto alle giovani stelle del film chi vorrebbero vedere interpretasse la versione adulta dei loro personaggi nel sequel.
Finn Wolfhard raccomanda Bill Hader per interpretare la versione adulta di Richie Tozier, offrendo probabilmente il suggerimento più realistico di tutto il gruppo; Sophia Lillis invece ha proposto Jessica Chastain come interprete di Beverly Marsh, l'unica ragazza del Club, e l'attrice non si è affatto tirata indietro dichiarandosi disposta a pensarci nel caso arrivasse una chiamata.
Chosen Jacobs ha invece scelto Chadwick Boseman per Mike Hanlon da adulto mentre Jack Dylan Grazier vorrebbe Jake Gyllenhaal per l'adulto Eddie Kaspbrak; Wyatt Olef si è mostrato convinto nello scegliere Joseph Gordon-Levitt come adulto di Stan Uris e infine Jeremy Ray Taylor vorrebbe Chris Pratt come adulto di Ben Hanscom.
Manca all'appello Jaeden Lieberher, l'interprete del giovane Bill Denbrough che non ha partecipato all'intervista e non è chiaro quindi chi avrebbe scelto.

Il clamoroso successo di IT convincerà questi attori ad accettare la parte e salire a bordo dell'ambizioso progetto di Muschietti? Non ci resta che aspettare per scoprirlo.
Intanto sul web girano ormai da qualche settimana alcune fan art con l'immagine dei probabili protagonisti, saranno mica messaggi subliminali?











Enrico

martedì 5 dicembre 2017

IN QUANTI SIAMO RIMASTI IN QUESTO CAFFE' | Il nuovo libro di Mauro Fornaro

Cari lettori, torno a parlarvi di Mauro Fornaro e del suo blog La scrittura è una cosa seria (https://maurofornaro.blogspot.it/), un diario di un appassionato che raccoglie pensieri e sensazioni su ciò che è la letteratura contemporanea americana, la musica, il cinema e la politica.
Da poche settimane è uscito il suo nuovo libro dal titolo IN QUANTI SIAMO RIMASTI IN QUESTO CAFFE', per Edizioni del faro, la quarta raccolta di poesie.

Mauro, incisivo, critico e mai schierato a priori, nasce proprio come poeta e da sempre si definisce amante di racconti, il perfetto autore secondo la visione di Faulkner"Ogni romanziere, all’inizio, vuole scrivere poesie e, non riuscendoci, prova con i racconti, che sono la forma letteraria più difficile dopo la poesia. Poi, fallendo anche con quelli, l’unica cosa che gli resta da fare è mettersi a scrivere un romanzo".
Le altre sue opere le trovate tutte nel catalogo dell'editore: Sottovoce (raccolta di poesie del 1996), Una complessa semplicità (raccolta di poesie del 2010), La fatica di non pensare (raccolta di poesie del 2012), Se volessi essere disturbato (raccolta di racconti del 2014) e L'uomo che piangeva in silenzio (romanzo del 2017).





Enrico

sabato 2 dicembre 2017

RECENSIONE | VUOTO DI LUNA... il karma della superstizione

Vuoto di luna (Void Moon) è un romanzo di Michael Connelly edito nel 2000 che non vede però protagonista Harry Bosch ma Cassie Black: personaggio nuovo nell'universo letterario connellyano.
Sono due le grandi serie dello scrittore statunitense, la prima e più prolifica dedicata a Harry Bosch che gli è valsa la fama e il successo, la seconda meno corposa incentrata su Mickey Haller, fratellastro del primo, noto avvocato di Los Angeles e considerato uno dei migliori della città e poi naturalmente esistono romanzi 'isolati' ed autoconclusivi come in questo caso.

Cassie Black sta dall'altra parte della legge: è una ladra specializzata in furti nei casinò. Anzi, la migliore. La sua vita è andata in pezzi in una notte senza luna: l'ultimo colpo è costato la vita a Mark, il suo compagno, e lei è stata condannata a cinque anni. Cinque lunghi anni in una cella, lontano da sua figlia, l'unico affetto che le è rimasto, che le ha dato la forza di andare avanti, di non arrendersi. Ma il suo debito con la giustizia lo ha pagato. Ora finalmente è fuori, vende Porsche ai ricchi snob di Hollywood. E anche in questo è dannatamente brava. Ma ciò che vuole sopra ogni cosa è riavere la sua bambina. Quando il rischio di perderla per sempre si fa concreto, Cassie sa che dovrà giocare l'ultima partita, forse la più difficile per lei. E anche se le carte sono truccate, questa volta non può tirarsi indietro, e la posta in gioco è ben più alta dei soldi di una vincita.

Dopo tanto Bosch e tanti libri con protagonisti poliziotti, ecco che Connelly si smarca un po' e ci imbastisce una storia con alcuni intenti più noir, che tuttavia mi convince meno. È un capitolo isolato, che si presenta al volgere del secolo, come se l'autore avesse voluto prendersi una pausa di scrittura dalle paure e fobie dei poliziotti di Los Angeles.
L'azione principale si svolge a Las Vegas, capitale di vizi e corruzione, ed anche se non ci sono protagonisti che tornano (elemento caratteristico dei suoi libri), si fanno collegamenti con la presenza di alcuni duri e malavitosi presenti in quel Musica dura sempre di teatro nel Nevada.
Qui, il personaggio principale è un topo d’albergo: Cassidy detta Cassie Black. Fa i suoi colpi insieme all’amante Max nei grandi alberghi del deserto, quelli che ospitano tanti tavoli da gioco. L’ultimo però va male. Qualcuno al Cleopatra li ha traditi e Max, per non farsi arrestare, si getta dal 20° piano e muore. Cassie viene condannata a lunga detenzione ma esce per buona condotta e il suo unico scopo è quello di riprendersi la figlia, di cui era incinta durante l’ultima rapina. Dopo averla finalmente trovata, per bisogno di soldi accetta un ultimo ingaggio proprio al Cleopatra. Peccato che si debba fare durante il cambio di luna, quel 'vuoto di luna ' del titolo (il vuoto di luna si verifica quando la luna finisce il suo ultimo aspetto importante, in un determinato segno, prima di entrare nel prossimo segno. Nel periodo di Vuoto di Luna è meglio evitare di compiere fatti a scelte importanti, dedicare questo tempo al riordino dei propri pensieri, al relax, o al compimento di affari di poca importanza fino a transizione avvenuta. Così dicono gli astrologi ma così non fanno i nostri protagonisti).
Eventi nefasti si addensano nella prima metà del libro, assistiamo alle bravate di un perfido Jack che ammazza gente a destra e sinistra e alle improvvide fortune di Cassie che riesce sempre (o quasi) a svicolare ma quel Jack (che imparerete ad amare ed odiare) scopre anche la figlia di lei, e la rapisce. Ci si avvia così all’ultimo quarto di luna, uno scambio bambina-soldi e una presumibile carneficina.
Qui ci vuole qualche bel trucco da scrivano come è Connelly che riesce ad imbastirlo con il filo conduttore interno di Cassie che per tutta l’ultima parte del libro si interroga se sia meglio, nel caso si salvasse, fuggire con la figlia o restituirla alla famiglia adottiva.

Un romanzo che non affonda troppo nel personale (come nelle storie di Harry Bosch), ci sono soprattutto momenti 'tecnologici' di descrizione degli ultimi ritrovati della tecnica delle rapine, alcuni un po' troppo lunghi, ma istruttivi di come si possa usare la tecnologia per fare tutto. Bene e male. 
Dunque una storia senza il solito detective, pensavo, chissà come sarà? E la risposta è: buona.
Non è stato sicuramente il libro più bello che ho letto fino ad ora di Connelly ma si dimostra ancora una volta un grande creatore di trame. Intrecci che ti lasciano senza fiato, ben scritto e ben ideato anche se tutto si risolve in poche pagine.
Alla fine, un Connelly minore, in attesa di un ritorno a storie ed atmosfere più consone alla sua penna.



Il mio voto: 7



Enrico 

martedì 28 novembre 2017

SHINING IN THE DARK da marzo 2018 nelle librerie

Eravamo ad inizio anno quando tra le pagine di questo blog, tra un post kinghiano e l'altro, riportavo la notizia che negli Stati Uniti la Cemetery Dance avrebbe pubblicato un'antologia di racconti curata da Hans-Ake Lilja per festeggiare i 20 anni del suo sito, il più vicino a Stephen King che il web abbia mai visto.
A quel tempo temevo potesse essere un'esclusiva americana ed ero convinto che quel post mi avrebbe lasciato l'amaro in bocca per molto tempo. A distanza di 11 mesi però torno a parlarvene e con grande gioia posso annunciare che anche in Italia avremo la nostra copia di SHINING IN THE DARK, pubblicata da Independent Legions nel marzo 2018.

La tiratura sarà limitata ad 800 copie (pre-ordinabili sul sito dell'editore a prezzo scontato) e conterrà 12 racconti di autori importanti del calibro di Bev Vincent, Clive Barker, Ramsey Campbell, Edgar Allan Poe, Jack Ketchum e altri.
Ci sarà anche una rara ristampa di The Blue Air Compressor (inedito in Italia), una storia di Stephen King comparsa una sola volta nel 1971 su una rivista statunitense e mai più pubblicata in antologie successive.
La prefazione sarà dello stesso Hans-Ake Lilja, mentre l'illustrazione di copertina di Vincent Chong.





I 12 RACCONTI:

THE BLUE AIR COMPRESSOR - Stephen King
THE NEXT - Jack Ketchm & P.D. Cacek
THE NOVEL OF THE HOLOCAUST - Stewart O'Nan
AELIANA - Bev Vincent
PIDGIN AND THERESA - Clive Barker
AN END TO ALL THINGS - Brian Keene
CEMETERY DANCE - Richard Chizmar
DRAWN TO THE FLAME - Kevin Quigley
THE COMPANION - Ramsey Campbell
A TELL TALE HEART - Edgar Allan Poe
A MOTHER'S LOVE - Brian James Freeman
THE KEEPER'S COMPANION - John Ajvide Lindqvist



Enrico

sabato 25 novembre 2017

RECENSIONE | LE OTTO MONTAGNE... l'eco della nostalgia

Le otto montagne (Le otto montagne) è un romanzo di Paolo Cognetti pubblicato in Italia per la prima volta nel 2016. E' vincitore del Premio Strega 2017.
Incontri e separazioni, amicizie, amori, rapporti complessi. La storia merita di essere letta e non solo, merita di essere interiorizzata, è il racconto di una grande amicizia, di un rapporto complicato con i genitori, di amori e passioni.
Il rapporto con la montagna è qualcosa di più del rapporto con la natura. La scalata della montagna oltre che luogo materiale è soprattutto il luogo simbolico della ricerca di se stesso e di Dio e forse per questo il compagno di scalata è un amico diverso dall'amico del bar o di città. Il titolo richiama proprio questo aspetto di ricerca e di cammino esistenziale-spirituale, le otto montagne infatti rappresentano un mandala, l'ottava montagna, la più alta, sta al centro del disegno.

Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po' scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l'orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo "chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l'accesso" ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E li, ad aspettarlo, c'è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, "la cosa più simile a un'educazione che abbia ricevuto da lui".

C’è moltissimo in questo romanzo: dalla descrizione di un mondo che si sta perdendo per sempre, alla malinconia, alla speranza ostinata di un recupero sempre possibile, al tema della paternità di padri di sangue e di elezione, quasi sempre fragili.
Attraverso una lingua essenziale eppure straordinariamente evocativa ed intensa, Cognetti costruisce un romanzo breve in cui si avverte l’eco dei maestri che l’hanno formato, delle innumerevoli letture, dell’esperienza in montagna. La storia di uomini che provano a diventare adulti, di vite racchiuse lì, ai piedi della montagna.
Una montagna incantata che è custode e a sua volta protagonista di questa storia di affetti familiari e di amicizia. Un romanzo di formazione e di amicizia maschile. E’ il racconto di quel rapporto che qualche volta si instaura tra uomini, scarno di parole, essenziale, forte e quasi primordiale. Un’amicizia così può nascere solo da ragazzini e si è fortunati se sarà capace di superare la prova del tempo, della vita che si mette in mezzo, della distanza e delle incomprensioni. E’ quella che lega Pietro e Bruno, un ragazzino di città, solitario e pallido, e un altro costretto a crescere in fretta in un piccolo paesino ai piedi del Monte Rosa dove la vita è scandita dal duro lavoro e dai ritmi dettati della natura. Diversi, eppure anime affini che si riconoscono e, senza bisogno di troppe parole, diventeranno amici.
Quello che dalla pagina prende vita è il racconto della prima estate di scoperta e di avventure, ma anche di tutte quelle che sono venute dopo, delle distanze, delle incomprensioni, delle difficoltà della vita, di perdita e sensi di colpa, parole che mancano ed altre che sembrano superflue. Di due ragazzini che in qualche modo cercano di diventare adulti, sbagliando, cadendo, riprovando ma anche di due famiglie, diverse ma entrambe imperfette, di padri, soprattutto, fragili o brutali, di distanze e sensi di colpa che all’improvviso pesano come macigni e sembrano impossibili da superare, di donne silenziose e risolute in un mondo di uomini.

Con la grazia della semplicità e una delicatezza capace di arrivare dritta al cuore di chi legge, Paolo Cognetti riesce a farci respirare l’anima della montagna, non certo come meta turistica, ma nella sua essenza più profonda. Facendola sentire e amare anche a chi, come me, non la conosce affatto. Il lettore si ritrova a camminare con passo costante e armonico lungo sentieri che parlano delle difficoltà della vita moderna, di ritmi antichi, di rapporti e sentimenti eterni e scopre in queste pagine un piccolo rifugio, in cui ripararsi per pensare, alla luce delle stelle, e commuoversi.
Quella che ci racconta questo romanzo non è infatti una montagna dalla bellezza scintillante, avvolta da sentimenti lirici, ma un luogo di pietre aspre, di gesti antichi e faticosi, di boschi umidi e ombrosi. Un luogo dell’anima, difficile come la vita e complesso come le persone.
Questo romanzo è un piccolo gioiello da scoprire e gustare pagina dopo pagina. Una storia di amicizia bella, sincera che tocca i sentimenti più profondi.
Le otto montagne è un libro che parla al cuore, l’ho letto con quella rara voracità che di solito accade con i thriller dove c’è un assassino da scoprire e invece qui da scoprire c’era molto di più: una vita, un’amicizia, dei sentimenti.
Molte volte scorrendo le pagine mi sono immedesimato nella relazione tra i due protagonisti e mi sono sentito davvero al loro fianco partecipe delle loro emozioni belle o brutte che fossero.

E' un romanzo scritto molto bene, nessuna forzatura, nessuna violenza, nessun cellulare, nessuna parolaccia, niente sesso, nessuna concessione al linguaggio "odierno", niente citazioni o riferimenti colti. Solo una storia semplice, profonda, malinconica, raccontata con intelligenza.
È una lettura da assaporare lentamente, come salendo su un sentiero ripido e tortuoso, sostando di tanto in tanto a gustare il rumore del silenzio, respirando a pieni polmoni, scrutando l' orizzonte ed ascoltando i battiti, più o meno accelerati, del proprio cuore.



Il mio voto: 6



Enrico

giovedì 23 novembre 2017

CHI E' PENNYWISE? | Il ritorno di IT non solo al cinema

Il clown più famoso della storia del cinema è tornato a terrorizzare gli spettatori di tutta Italia lo scorso 19 ottobre e ha letteralmente sbancato ai botteghini facendo registrare incassi record per una pellicola definita 'horror'.
Ottobre però coincide anche con il ritorno di Pennywise in un saggio scritto da Luigi Boccia in collaborazione con Giada Cecchinelli. Dal giorno 31 del mese scorso è disponibile sul sito weirdbook.it la seconda edizione di CHI E' PENNYWISE?, il primo saggio al mando dedicato al clown danzante nato dalla mente di Stephen King che ne svela tutti i retroscena, una raccolta inedita di documenti per spiegare la nascita del fenomeno cult che ha segnato profondamente l’America degli anni Ottanta.
Pennywise viene raccontato attraverso il male assoluto e l’umanità che si perde, nel contesto di una società che collassa dall’interno e che generai i suoi mali. La paura assume sembianze inquietanti che si ripercuotono su scala mondiale, fino ai nostri giorni, con apparizioni di clown sempre più frequenti ed inquietanti.

In questa nuova edizione aggiornata sono state inserite l'intervista esclusiva al regista Tommy Lee Wallace, un capitolo dedicato alla clow-hysteria, un capitolo sulla filmografia dei pagliacci dagli esordi fino ad IT ed uno sul nuovo film di Muschietti.
Anche la copertina è stata rivisitata e cambiata presentando un'immagine con le illustrazioni di Giorgio Finamore.
Un lavoro eccellente e molto ben riuscito, una lettura indispensabile per gli amanti del genere e per i fan dello scrittore del Maine.
Rinnovo i miei complimenti a questa squadra unita e ben assortita, sono convinto che ci riserveranno altre nuove sorprese e a voi che leggete questo post consiglio di non farvi sfuggire questo volume, non ve ne pentirete.



Enrico

martedì 21 novembre 2017

SLEEPING BEAUTIES è in libreria

Carissimi lettori, lo sapete vero che giorno è oggi? Sì, è proprio il giorno del ritorno nelle librerie di Stephen King insieme al figlio Owen.
Con grandissima gioia correrò ad acquistare SLEEPING BEAUTIES, il nuovo romanzo edito dalla Sperling & Kupfer, che vede il ritorno del RE al paranormale.
Si tratta di un libro molto complesso e corposo, con più di 600 pagine (già lo adoro) e con un numero di personaggi elevato, giusto per far scervellare il lettore (adoro ancor di più).
La collaborazione è nata dall'idea del terzogenito di King che ha proposto al padre di creare una storia pensata solamente come sceneggiatura per una serie TV e di metterla per iscritto.

Dooling è una piccola città fortunata del West Virginia, con una splendida vista sui monti Appalachi e lavoro per tutti. È a Dooling, infatti, che qualche anno fa è stato costruito un carcere all'avanguardia destinato solo alle donne, che siano prostitute o spacciatrici, ladre o assassine, o ancora tutte queste cose insieme. Ed è una di loro, in una notte agitata, ad annunciare l'arrivo della Regina Nera. Per il dottor Norcross, lo psichiatra della prigione, è routine, un sedativo dovrebbe sistemare tutto. Per sua moglie Lila, lo sceriffo di Dooling, poteva essere un presagio. Perché poche ore dopo, da una collina lì vicina, arriva una chiamata al 911, ed è una ragazza sconvolta a urlare nel telefono che una donna mai vista ha ammazzato i suoi due amici, con una forza sovrumana. Il suo nome è Evie Black. Intorno a lei svolazzano strane falene marroni e sembra venire da un altro mondo. Lo stesso, forse, dove le donne a poco a poco finiscono, addormentate da un'inquietante malattia del sonno che le sottrae agli uomini. Un sonno dal quale è meglio non svegliarle.





Enrico

sabato 18 novembre 2017

RECENSIONE | LA CADUTA... Bosch e la doppia elica del dna

La caduta (The Drop) è il quindicesimo romanzo di Michael Connelly con il famosissimo detective Harry Bosch, edito nel 2009 e facente parte di una serie di opere che hanno scalato le classifiche di tutto il mondo.
E' un 'police procedural' atipico, in quanto la figura di Bosch è assolutamente predominante e non viene messo in particolare risalto l'eventuale contributo alle indagini di altri poliziotti.

Protagonista, come detto, è sempre Hieronymus Bosch che vive nella caotica e violenta Los Angeles ed è un agente capace ma dal carattere difficile. Piccolo orfano, reduce dal Vietnam, un passato di eccessi tra fumo e alcol, un matrimonio fallito e una casa semidistrutta da un terremoto ne fanno un elemento importante per le indagini più complesse ma "scomodo" per i superiori che subiscono pressioni politiche e d'immagine alle quali l'ormai cinquantenne detective non si è mai piegato.
Questa volta deve fare anche i conti con chi vuole mandarlo definitivamente in pensione, il titolo in inglese ha, tra gli altri, proprio un significato a questo legato: DROP che è l'acronimo per 'Deffered Retirement Option Plan', il piano di pensionamento adottato dalla polizia di Los Angeles.
Ci sono poi ancora due significati più legati alla trama: DROP inteso come 'goccia' di sangue che porta alla risoluzione del vecchio caso e DROP inteso come 'caduta' dell'uomo dal balcone nel caso più recente.
Nella sezione 'Crimini Irrisolti', Bosch sta indagando su un caso del 1989: una ragazza è stata uccisa e violentata, unica traccia una goccia di sangue che dopo anni evidenzia l'associazione col DNA di un noto maniaco sessuale.
Il detective verrà distolto da un'indagine che gli verrà imposta: deve scoprire qual è la causa della morte di un avvocato trovato schiantato sotto la sua stanza del lussuoso Chateau Marmont. L'uomo era il figlio dell'ex capo della polizia di Los Angeles, da sempre acerrimo nemico di Harry Bosch.
Lo Chateau Marmont è un edificio del Sunset Boulevard costruito nel 1929 sul modello dei castelli francesi; frequentato da VIP è stato anche il teatro di tragedie come la morte di John Belushi ed un serio incidente a Jim Morrison.

E’ vero che è un thriller, ma è soprattutto una storia dolorosa che racconta di mostri che non si fermano, di traumi e perversioni sperimentate nell’infanzia che tornano a galla nell’età adulta e che condizionano la vita e la scelta di coloro che da bambini sono stati delle vittime.
Manca un po’ di ritmo narrativo, l’ossatura del romanzo sta nel collegamento, che sembra impossibile, fra due casi, uno attuale ed uno cosiddetto 'cold case'. Questa è l’idea di base ed è decisamente buona però si focalizza più sulla politica che muove le fila, l'autore vuole farci vedere come in ogni caso ci siano sempre intrecciati gli interessi politici e il detective che vuole fare il suo lavoro per bene deve in qualche modo scenderci a patti.
Il finale poi è agrodolce, non una novità con Connelly.
Bosch è una certezza, conquista sempre il lettore, ora poi che grazie alla figlia riesce a tirare il suo lato umano, piace ancor di più.

Non manca l’aspetto personale di padre di un’adolescente, spesso lasciata sola per seguire il proprio lavoro, non mancano riflessioni sulla prossima prospettiva della pensione, che da un lato viene auspicata ma dall’altro c’è il tentativo di procrastinarla il più a lungo possibile, non mancano nemmeno incomprensioni con il collega Chu.
Nonostante l’avanzare del tempo il nostro detective non perde lo smalto, anzi, come un buon vino, diventa più pregiato e prezioso con gli anni.
Giusta dose di suspance e personaggi credibili con una storia avvincente, ricca di avvenimenti in successione che tengono desta l’attenzione del lettore. Lo stile di Connelly è riconoscibile, la sua penna sapiente. Cosa si può chiedere di più ad un thriller che si rispetti?



Il mio voto: 9



Enrico