Uno dei miei compiti in quanto scrittore è quello di assalire le vostre emozioni e forse di aggredirvi e per far questo uso tutti gli strumenti disponibili. Forse sarà per spaventarvi a morte, ma potrebbe anche essere per prendervi in modo più subdolo, per farvi sentire tristi. Riuscire a farvi sentire tristi è positivo. Riuscire a farvi ridere è positivo. Farvi urlare, ridere, piangere, non mi importa, ma coinvolgervi, farvi fare qualcosa di più che mettere il libro nello scaffale dicendo: "Ne ho finito un altro", senza nessuna reazione. Questa è una cosa che odio. Voglio che sappiate che io c'ero
- Stephen King

giovedì 19 aprile 2018

IT - chapter 2 | I primi nomi del nuovo cast

Nell'estenuante attesa di poter rivedere il gruppo dei 'perdenti', che durerà almeno per un anno e mezzo ancora, sembra siano stati rivelati i nomi dei primi tre protagonisti del cast di IT – chapter 2. E' quanto rivelato pochi giorni fa da Hollywood Reporter e successivamente confermato dagli attori protagonisti del primo film sui loro vari social.


Jaeden Liberher, che nella prima pellicola interpretava William “Bill” Denbrough, nella sua versione adulta sarà interpretato da James McAvoy, i panni di Richard “Richie” Tozier passeranno invece da Finn Wolfhard a quelli di Bill Hader mentre Berverly “Bev” sarà interpretata da Jessica Chastain che si conferma una perfetta versione adulta di Sophia Lillis.

L'attrice era già da tempo indicata come la possibile interprete della 'perdente' femminile nel secondo capitolo dell'adattamento cinematografico diretto da Andres Muschietti, invocata a gran voce dal pubblico.
L'ufficialità non è ancora stata confermata ma non sono nemmeno arrivate smentite secche da parte di produzione, regista e attori, il che lascia pensare ad una possibile verità dietro alle notizie.
Non possiamo far altro che attendere ulteriori sviluppi  che sono certo arriveranno presto in quanto le riprese del nuovo film inizieranno in estate.

La storia riprenderà 27 anni dopo il primo film con il 'Club dei Perdenti' che dovrà nuovamente scontrarsi con il terrificante Pennywise.
Il lavoro sul set dovrebbe iniziare a giugno, in vista di una distribuzione nelle sale prevista per il il 6 settembre 2019.





Enrico

sabato 14 aprile 2018

THE TOMMYKNOCKERS di Stephen King sarà un film

La notizia è in circolazione da pochi giorni ma ha già scatenato la curiosità di moltissimi cinefili ed appassionati del genere.
James Wan e Roy Lee adatteranno per il cinema TOMMYKNOCKERS - Le creature del buio, scritto da Stephen King nel 1987. Wan, già regista di Saw - L'Enigmista, Aquaman e L'evocazione - The Conjuring, produrrà la pellicola attraverso la sua compagnia Atomic Monster. Lee, i cui credit includono film come IT e The Departed - Il bene e il male, collaborerà, invece, attraverso la Vertigo Entertainment.
E dunque, i numerosi fan di Stephen King saranno sicuramente felici di sapere che un altro grande romanzo del loro mito sta per approdare sul grande schermo.

I due hanno già collaborato insieme lavorando anche con Larry Sanitsky, che è stato il produttore esecutivo dell'adattamento del romanzo del RE nella miniserie dell'emittente statunitense ABC nel 1993 di The Tommyknockers, con Jimmy Smits e Marg Helgenberger.
Lo stesso Santisky ha dichiarato: "È un racconto allegorico di dipendenza (Stephen stava lottando con la propria in quel momento): la minaccia del nucleare, il pericolo dell'isteria di massa e l'assurdità dell'evoluzione tecnica si scatenano. Tutti questi aspetti sono rilevanti oggi così come nel giorno in cui è stato scritto il romanzo. È anche una storia sull'eterno potere dell'amore e sulla grazia della redenzione".

La storia vede come protagonisti la scrittrice Bobbi Anderson e il suo amico Jim Gardener, che deve aiutarla a dissotterrare qualcosa che ha ritrovato dietro casa sua e che per lei sta diventando una vera e propria ossessione. L'oggetto del mistero, in realtà, è una nave spaziale aliena che, tramite un gas che da essa fuoriesce, comincia ad avere un effetto devastante su tutti gli abitanti della piccola cittadina del Maine in cui è ambientata la storia. Le persone, infatti, cominciano ad acquisire straordinarie capacità, ma al tempo stesso diventano anche molto violente. L'unico a non subire gli effetti di questo cambiamento è lo stesso Jim, immune al gas grazie ad una placca metallica applicata al suo cranio dopo un incidente sugli sci.

Il progetto quindi è ancora in fase embrionale e per il momento non siamo a conoscenza di altri dettagli sulla realizzazione della pellicola, né quando cominceranno le riprese.
Ricordo però che il 2017 è stato sicuramente un anno d'oro per lo scrittore del Maine, soprattutto grazie al grande successo ottenuto al cinema dall'adattamento che Andy Muschietti ha realizzato di IT, suo best seller. La pellicola è diventata l'horror di maggior successo di sempre grazie ad incassi record superiori ai 700 milioni di dollari in tutto il mondo. 





Enrico

giovedì 12 aprile 2018

THE STAND sarà ufficialmente una serie TV

Probabilmente e finalmente ci siamo, si è giunti ad un accordo definitivo su quello che sarà il nuovo progetto mediatico tratto da una delle opere più complete e complesse realizzate da Stephen King, il suo visionario romanzo post-apocalittico THE STAND (da noi noto con il titolo L'ombra dello scorpione). Scritto nel 1978 è uno dei suoi primi libri, perciò ricco di quell'essenza kinghiana che lo ha consacrato al mondo intero come uno dei maggiori autori degli anni '80 e che ancora oggi fa tremare la poltrona di milioni di lettori ad ogni sua pubblicazione.

Dicevo quindi che la tormentata genesi di questo monumentale adattamento potrebbe essere ad un punto di svolta. Un nuovo, e questa volta più che insistente, rumor vuole il famosissimo libro adattato per un serie TV da 10 ore curata dalla CBS  e proposta nel servizio All Access.
Dietro la macchina da presa è comunque confermato il già citato Josh Boone che abbandonò l'idea di un adattamento per il cinema a favore di quello per Revival (altro romanzo di King ma di più recente pubblicazione), pensato diviso in quattro film ma a quanto pare sparito dai radar, ecco perchè la conferma del telefilm dovrebbe essere quasi certa.
Sicuramente una struttura per il piccolo schermo darà un respiro più ampio di uno/due film e permetterà un approfondimento maggiore, di storia e personaggi, degno di un romanzone di oltre 1300 pagine.
L'idea mi piace moltissimo e mi stuzzica pur lasciandomi una nota di preoccupazione in quanto una prima versione di THE STAND fu già realizzata dalla ABC nel 1994 con protagonista Mick Garris e vista da un occhio attento come il mio non risulta molto riuscita sotto l'aspetto della sceneggiatura e fedeltà alla trama ma sono passati più di vent'anni quindi le aspettative si alzano. Sono estremamente curioso.

Un piccolo consiglio, se non lo avete ancora fatto, recuperate questo libro e divoratelo. Ne esistono due versioni, la prima che lo vede pubblicato così come l'edizione originale uscita nel '78 mentre la seconda, uscita nelle librerie qualche anno dopo, è la versione integrale (quella spessa da oltre un migliaio di pagine) con la storia spostata di qualche anno più avanti e ricca di passaggi eliminati.
Ambientato in un mondo post-apocalittico, L'ombra dello scorpione racconta le vicende di un gruppo di sopravvissuti ad un virus che ha decimato la popolazione americana e che è costretto a contrastare l'ascesa di un misterioso tiranno. Un'epica lotta tra il bene e il male dominata da figure simboliche.





Enrico

sabato 31 marzo 2018

L'Italia 'chiama' Chizmar e lui risponde... così

Amata e criticata da moltissimi appassionati, la novella di Stephen King e Richard Chizmar, LA SCATOLA DEI BOTTONI DI GWENDY sta facendo parlare molto di sè in Italia a soli pochi giorni dall'uscita nelle librerie.
C'è chi dice sia una storiella da poco, chi la elogia solamente perchè ambientata a Castle Rock, quelli che si lamentano del prezzo di copertina troppo elevato per un numero così ridotto di pagine e 'gli irriducibili' che se ne fregano di tutto questo e acquistano il volume a prescindere da tutto poichè "... è il nuovo libro del RE".
C'è una cosa però che accomuna tutti, il fatto di voler far sapere sui social che il libro è ufficialmente entrato nelle librerie di migliaia di 'selfisti' che postano scatti di ogni tipo con protagonista la novella e a fare da sfondo il tag degli autori.

A quanto pare tutto questo non è rimasto inosservato e lo stesso Chizmar, sul suo profilo Twitter, ha citato noi fans italiani pubblicando una foto dell'edizione nostrana del libro con la didascalia: "Gwendy è uscito in Italia e da quando è successo il mio profilo è stato invaso dai tweet, tutti messaggi in lingua italiana che non riesco a capire. Probabilmente stanno tutti dicendo: questo libro fa schifo. Ma io continuo a mettere il like ad ognuno".
Insomma, ci scherza su con grande ironia, pur avendo la possibilità di traduzione offerta dal social, e non esclude un possibile viaggio nella nostra penisola. Sicuramente non in tempi brevi ma il suo "mi piacerebbe visitarla" è tanto emblematico quanto diretto.
E secondo voi poteva mancare la risposta dello Zio a questo grande elogio verso il popolo italiano? Certo che no, infatti poche ore dopo è arrivato il tweet di Stephen King lapidario: "No, stanno tutti dicendo quanto siamo belli". Un botta e risposta esilarante che mi ha divertito e a giudicare dai like e re-tweet ha avuto lo stesso effetto su molti di voi.
Concludo lasciandovi qui sotto gli screen del siparietto e quello dell'articolo pubblicato su La Repubblica in occasione dell'uscita della novella e prontamente re-twettato da Richard.







IL RE-TWEET DELL'ARTICOLO SU La Repubblica




Enrico

martedì 27 marzo 2018

Quando Stephen King demonizza la sua paura

Si può esorcizzare una paura? Combatterla con ciò che meglio sappiamo fare? Lo Zio più famoso d'america (... dopo Sam) ne è assolutamente convinto, tanto da scriverne un racconto.
Tutto comincia lo scorso anno, all'epoca dell'uscita nelle sale americane del film tratto da La Torre Nera e prima della sua proiezione nella città di Bangor (Maine). Stephen King, ospite della serata nella sua città, durante la cena allestita per l'occasione ha proposto ad alcuni suoi colleghi presenti una nuova idea, quella di pubblicare un'antologia di racconti che racchiudesse le più aberranti paure sul volo e gli aerei.
Il perchè è presto spiegato, il RE non ha mai nascosto il suo disagio verso il viaggio ad alta quota che lo ha spesso destabilizzato e terrorizzato in quelle rare volte in cui è stato costretto a salire su un aereo per affrontare lunghi viaggi. E' anche questo uno dei motivi per cui non lo si è quasi mai visto in Europa piuttosto che Africa o Asia, preferendo rimanere entro i confini nazionali facendo ricorso alla cara e vecchia automobile.

Il nuovo progetto è subito piaciuto moltissimo, anche a Richard Chizmar che, con la sua Cemetery Dance Publications, si è offerto di realizzarlo con la collaborazione di Bev Vincent.
Nasce così FLIGHT OR FRIGHT, una raccolta con 17 racconti di autori di spicco come Ray Bradbury, Dan Simmons, Tom Bissel, Richard Matheson e altri.
Stephen King ne prende parte con un inedito pensato appositamente dal titolo The Turbulence Expert, a fargli compagnia anche il figlio Joe Hill che per l'occasione ha scritto You Are Released.
Oltre al suo, King curerà anche l'introduzione a tutti gli altri racconti.
I diritti per la pubblicazione sono già stati acquistati anche nel Regno Unito e questo mi fa pensare e soprattutto sperare ad una distribuzione a livello internazionale, presto potrebbero quindi esserci succulente novità in merito ad una ipotetica edizione italiana.


Ecco l'elenco completo dei titoli contenuti nell'antologia:

  • CARGO - E. Michael Lewis
  • THE HORROR OF THE HEIGHTS - Sir Arthur Conan Doyle
  • NIGHTMARE AT 20.000 FEET - Richard Matheson
  • THE FLYING MACHINE - Ambrose Bierce
  • LUCIFER! - E. C. Tubb
  • YHE FIFTH CATEGORY - Tom Bissel
  • TWO MINUTES FORTY-FIVE SECONDS - Dan Simmons
  • DIABLITOS - Cody Goodfellow
  • AIR RAID - John Varley
  • YOU ARE RELEASED - Joe Hill
  • WARBIRDS - David J. Schow
  • THE FLYING MACHINE - Ray Bradbury
  • ZOMBIES ON A PLANE - Bev Vincent
  • THEY SHALL NOT GROW OLD - Roald Dahl
  • MURDER IN THE AIR - Peter Tremayne
  • THE TURBULENCE EXPERT - Stephen King
  • FALLING - James L. Dickey






Enrico

sabato 24 marzo 2018

RECENSIONE | L'UOMO DI PAGLIA... le fibre scure dello spaventapasseri

L'uomo di paglia (The Scarecrow) è un romanzo di Michael Connelly edito nel 2009 che non vede però protagonista Harry Bosch bensì Jack McEvoy, gradito ritorno di uno dei personaggi che più amo dell'universo connellyano dopo il grande successo del romanzo Il poeta.
Fa parte di quelle opere autoconclusive che non rientrano né nella fortunatissima serie dedicata al detective Harry Bosch né in quella incentrata sul suo fratellastro, Mickey Haller, noto avvocato di Los Angeles, considerato uno dei migliori della città.

Jack McEvoy, giornalista di nera del LA Times, è prossimo al licenziamento: l'avvento di Internet e dei media digitali sta progressivamente erodendo il giornalismo tradizionale e nonostante la lunga militanza e il grande successo ottenuto dodici anni prima con Il Poeta, è nella lista dei 100 dipendenti da tagliare. Gli restano così solo due settimane nelle quali è alla ricerca dello scoop della sua carriera che induca la direzione a cambiare idea e l'occasione propizia sembra essere rappresentata dall'arresto del sedicenne nero Alonso Winslow, accusato dell'omicidio di una ballerina. McEvoy trova un'analogia con un altro omicidio simile e vuole scoprire chi è il vero assassino ma si troverà ad affrontare un pericoloso percorso insieme all'agente federale, nonché sua ex amante, Rachel Walling. I due, presi dalla vicenda e da un possibile ritorno di fiamma, sono convinti di avere a che fare con un killer moderno, il quale sfrutta la rete informatica per compiere i suoi crimini, e che si nasconde dietro a una web farm.

Mi sono trovato di fronte ad un thriller dai ritmi sostenuti, ambientato nel mondo del giornalismo, con incursioni di hacker e di profiler FBI. Un mondo bellissimo ed elettrizzante. La grande protagonista è l’intelligenza, affinacata al suo socio, l’intuito. Sullo sfondo c’è la grande invadenza che Internet opera nelle nostre vite.
Peculiari come sempre i personaggi, alto il ritmo ed intrigante lo stile che racconta di rotte di collisione fra assassini e vittime, fra giornalisti ed investigatori, fra colleghi di lavoro, fra vecchie volpi e giovani rampanti. All’insegna del buon giornalismo, che non è solo limitarsi a raccontare 'ciò che è successo', ma dare agli articoli ampiezza e profondità. Per chi segue e legge Connelly da tempo è stato piacevole e nostalgico il richiamo alla teoria dell’unico proiettile, ovvero dell’amore di una vita sognato e desiderato dalla Walling. E’ bello esserne segnati.
La storia è questo e molto altro, i personaggi fanno subito presa sul lettore, mi piace molto il modo di scrivere di Connelly, coinvolgente sin dalla prima riga. Come ho già avuto modo di dire in altre mie recensioni, è lo scrittore che più mi ha intrigato e appassionato negli ultimi anni, tanto da scalare le gerarchie e conquistarsi uno dei primissimi posti tra i miei autori preferiti anche se non ritengo questo il migliore suo thriller.
Rimane valida la sua capacità di articolare una storia dalla trama avvincente con personaggi che scatenano nell’immediato empatia o, nel caso del killer, il desiderio di 'fargliela pagare' come pochi altri autori riescono a fare.

Anche questa volta sono rimasto un po' deluso. Sarà che ci si aspettano sempre grandi cose dal nostro Michael ma questo libro non mi ha convinto del tutto. Non c'è più il mordente dei vecchi thriller e le prime cento pagine sono proprio lente.
Un'idea del killer non male ma il resto si dipana velocemente, perfetto per un film, con alcune situazioni inverosimili o soluzioni frettolose. Il personaggio del giornalista che narra in prima persona è un novello Sherlock Holmes che trova e intuisce tutto ma che potrebbe non irradiare tantissima simpatia al novello lettore connellyano.
L'uomo di paglia ha un grande neo, il finale, perché sai chi è l’assassino già arrivato a metà della storia ed il modo in cui anche i protagonisti arrivano a scoprirlo poteva essere un po' più scoppiettante. E' tutto lasciato così al caso, senza spiegare la psicologia e le motivazioni dello Spaventapasseri, forse troppa tecnologia, fatto sta che non è il suo miglior lavoro.
Mi dispiace dare un voto così basso a Michael Connelly, di cui ho letto quasi tutto, ma qui siamo lontani anni luce ai suoi capolavori. Certo rimane un buon thriller che consiglio, soprattutto per il suo stile inconfondibile, però da uno come lui ci si aspetta ben altro.



Il mio voto: 6



Enrico

martedì 20 marzo 2018

LA SCATOLA DEI BOTTONI DI GWENDY è in libreria

Carissimi lettori, è disponibile da oggi, in tutte le librerie, il nuovo racconto scritto da Stephen King a quattro mani con Richard Chizmar (fondatore della Cemetery Dance Publications), dal titolo LA SCATOLA DEI BOTTONI DI GWENDY, edito dalla Sperling & Kupfer.

E' una storia che ci riporta a Castle Rock con tutta quell'atmosfera buia fatta di mistero che abbiamo imparato a conoscere ed amare in svariate pubblicazioni del RE.
Per chi ancora non la conoscesse, la storia editoriale dietro a questa pubblicazione è più o meno questa: King iniziò a scrivere il romanzo ma bloccandosi per mancanza di ispirazione mandò la bozza a Chizmar (editore di molte sue edizioni di lusso) chiedendogli di aiutarlo a completare l'opera e dopo uno scambio sempre più frequente di opinioni si è arrivati alla redazione finale.



Gwendy Peterson ha dodici anni e vive a Castle Rock, una cittadina piccola e timorata di Dio. E' cicciottella e per questo vittima del bullo della scuola, che è riuscito a farla prendere in giro da metà dei compagni. Perciò Gwendy corre tutte le mattine sulle Suicide Stairs (promontorio sopraelevato che prende il nome da un famoso suicidio avvenuto trentacinque anni prima), ed è lì che incontra Mr. Farris, un uomo vestito di nero. Come tutti i bambini Gwendy si è sentita mille volte dire di non dare confidenza agli sconosciuti, ma questo sembra davvero speciale, dolce e convincente. E le regala la Scatola dei Bottoni, spiegandole che esaudirà i suoi desideri. L'unico monito è che Gwendy non dovrà mai toccare il Bottone Rosso. Ma lei è una ragazza curiosa.






Enrico

martedì 6 marzo 2018

Sarà Amazon a sviluppare la serie TV su LA TORRE NERA

Kinghiani e serie TV dipendenti, a quanto pare sarebbe già stata confermata la messa in produzione di una prima stagione di 10/13 episodi, ma si attendono conferme ufficiali da parte di Amazon che ne ha acquistato i diritti.
Il telefilm si baserà sul quarto libro della saga di Stephen King, LA SFERA DEL BUIO, e fungerà da prequel al film. Glen Mazzara dovrebbe ricoprire il ruolo di showrunner, mentre Idris Elba sarebbe in trattative per tornare a indossare i panni del pistolero Roland Deschain. Con lui anche Dennis Haysbert dovrebbe ricomparire nel ruolo del padre di Roland, mentre il giovane Tom Taylor sarà ancora Jake Chambers.

La line up della piattaforma va così ad arricchirsi di un nuovo progetto dopo quello già previsto e ispirato a Il signore degli anelli.





Enrico

giovedì 1 marzo 2018

LA CHIESA D'OSSA di Stephen King sarà una serie TV

La produzione su grande e piccolo schermo ispirata a Stephen King non sembra ancora subire una battuta d'arresto anzi, nuovi titoli sono in procinto di essere portati nelle case dei telespettatori. Dopo 22/11/'63, The Mist e Mr. Mercedes (ancora inedita in Italia) sembra proprio che un nuovo racconto sarà presto una serie TV, si tratta di LA CHIESA D'OSSA (The Bone Church) contenuto nell'ultima antologia pubblicata dal RE, Il bazar dei brutti sogni.

A darne l'annuncio è il sito Deadline secondo cui il produttore esecutivo Chris Long sta collaborando con lo sceneggiatore di Suicide Squad David Ayer allo sviluppo del telefilm. Si tratterebbe quindi della seconda serie TV in arrivo nel 2018 dopo Castle Rock.
La storia è quella di un avventuriero che insieme a molti altri organizza una spedizione nelle profondità di una vasta giungla al fine di trovare la mitica Chiesa d'Ossa. Ovviamente, le cose per loro volgono al peggio quando scoprono un terribile segreto che non erano tenuti a sapere e impedisce tragicamente a gran parte di loro di tornare indietro.
Per stessa ammissione di King, il racconto "è una poesia narrativa, simile a quei lavori di Robert Browning in cui c'è un solo personaggio, che praticamente fa un monologo".





Enrico

martedì 27 febbraio 2018

IT chapter 2 | Jessica Chastain in trattativa per un ruolo ufficiale

Cari miei cuginetti 'perdenti', dopo mesi di allusioni, voci e speculazioni sul possibile cast della seconda parte di IT, inziano a trafugare notizie più certe e per la gioia di molti di voi tra le prime ufficialità ci sarebbe la trattativa che vedrebbe JESSICA CHASTAIN nel ruolo di Beverly da adulta.
La notizia è stata riportata dal giornale Variety che ammette una negoziazione ancora in fase iniziale ma molto ben vista da parte dell'attrice che avrebbe addirittura postato sui propri social immagini direttamente collegate al clown Pennywise, dimostrazione del grande interessamento verso il possibile ruolo.

Nel primo capitolo dello scorso ottobre, la giovanissima Beverly è stata interpretata da Sophia Lillis in maniera perfetta, che tornerà anche nel sequel dal momento che la storia salterà dal presente al passato continuamente. L'ho adorata come adoro l'idea di vedere la Chastain come ideale crescita e proseguimento nella vita adulta del personaggio, uno dei più forti e caratteristici del gruppo dei 'losers'. Mi auguro che produzione e attrice possano giungere ad un buon compromesso il più presto possibile.

Lo script è ancora in fase di lavorazione in vista dell’inizio ufficiale delle riprese previsto il prossimo 18 giugno a Toronto, mentre il contratto del regista Andy Muschietti è ancora in fase di finalizzazione.
Il primo Ciak! dovrebbe tenersi nei teatri di posa dei Pinewood Studios e di nuovo a Port Hope, la cittadina scelta dal regista per dare vita alla nostra amata Derry.





Enrico

sabato 24 febbraio 2018

In arrivo POPSY di Stephen King in versione graphic-novel

In occasione del prossimo Cartoomics di Milano, che si terra dal 9 all'11 marzo, la Cut-Up Publishing presenterà LE MASCHERE DELL'ORRORE, una raccolta di trasposizioni a fumetti di storie firmate da importanti autori del panorama horror statunitense tra i quali Mort Castle, Robert R. McCammon, Robert E. Weinger, ecc. Sarà un cartonato di circa 130 pagine.
Gli appassionati di graphic-novel avranno così l'occasione di portarsi a casa un volume che per la prima volta farà la sua apparizione nel panorama italiano, in america uscì già anni fa con il titolo Illustrated Masques e venne curato da J.N. Williamson.

Per i kinghiani una piccola e piacevole sorpresa, infatti troveranno all'interno il racconto POPSY di Stephen King, contenuto nella raccolta Incubi & Deliri del 1993.
In questa storia, Sheridan, un giocatore d'azzardo con pesanti debiti, accetta di rapire bambini per un uomo conosciuto come Mr. Wizard per poterlo ripagare di una recente sconfitta. Mentre è in agguato nel parcheggio di un centro commerciale all'interno del suo van, vede un bambino in piedi vicino all'entrata, lontano dai genitori. Sheridan lo avvicina, lo convince di aver visto il suo Popsy (come il bimbo lo chiama).





Enrico

giovedì 22 febbraio 2018

Le novità sul film di DOCTOR SLEEP

Il sequel di Shining, DOCTOR SLEEP, vedrà presto la luce anche sugli schermi cinematografici e si tratterà di uno dei progetti che caratterizzeranno le opere di Stephen King nei prossimi anni. Il rilancio dello scrittore nei cinema quindi non accenna a diminuire, anzi crea discussioni e raccoglie consensi in ogni parte del globo.

Già da tempo voci internettiane chiacchieravano su un possibile adattamento del romanzo ed in effetti una sceneggiatura era già stata preparata dal regista Akiva Goldsman salvo poi svanire come parole al vento. Come poi spesso capita, un fulmine a ciel sereno colpisce la scena cambiando le carte in tavola e i personaggi.
Infatti, alla regia è stato chiamato Mike Flanagan, reduce dalla recente esperinenza kinghiana di Il gioco di Gerald (disponibile su Netflix), che si è dimostrato entusiasta del nuovo progetto.
Dovrebbe essere dunque lui il timoniere ufficiale della nave che riporterà al cinema Danny Torrance e la sua Luccicanza che, ormai adulto, cercherà di uscire dai suoi problemi di alcolismo anche grazie alla ri-acquisizione dei suoi poteri e all'incontro con una donna dalle doti simili.

Ancora non si hanno notizie su data di uscita presunta e di inzio riprese e credo non sarnno svelate nell'immediato futuro in quanto Flanagan è ora impegnato sul set di una nuova serie TV in dieci episodi targata Netflix, uno dei classici americani più amati della letteratura sui fantasmi: L'incubo di Hill House.





Enrico

martedì 20 febbraio 2018

MAN WITH A BELLY di Stephen King pubblicato in un'antologia

Cari lettori e lettrici, la notizia è trapelata dal sito della Cemetery Dance Publications qualche giorno fa e a malincuore posso già dirvi con certezza che rimarrà un'esclusiva americana per molto tempo ma non per questo deve essere taciuta tra noi kinghiani e non solo.
I più esperti sapranno che Stephen King, oltre alle numerosissime opere con cui ci ha deliziato nel corso della sua carriera, posside tutto un repertorio di racconti giovanili che non sono mai stati svelati su 'grande scala' e che solo ora sembrano incuriosire le case editrici. Si tratta di scritti apparsi per la maggior parte su riviste come Cavalier e/o Penthouse, capite anche voi quindi la difficoltà di diffusione.

Ma torniamo al punto, MAN WITH A BELLY (Uomo di pancia) è proprio uno di quei racconti, apparso sull rivista Cavalier nel dicembre del 1978, poi ristampato per Gent l'anno successivo e che sarà pubblicato in unico volume, in edizione limitata dalla casa editrice di Richard Chizmar.
La storia, a sfocate sfumature italiane, è quella di Vittorio Correzente, boss mafioso con una moglie molto più giovane che sperpera i soldi del marito dandosi al gioco d'azzardo. Vittorio decide così di punirla assoldando un sicario a cui dà l'ordine di violentarla ma le cose non andranno esattamente come previsto.
E così questo vecchio e violento racconto crime apparirà quest'anno in Killer Crimes, un'antologia di autori vari per la Cemetery Dance Publications.
Come accenavo prima, la traduzione italiana non esiste e temo che non esisterà per molto tempo quindi mi rivolgo a voi collezionisti: affrettatevi a visitare il sito e informatevi sulle modalità del pre-ordine se volete portarvi a casa questo gioiellino.





Enrico

sabato 17 febbraio 2018

RECENSIONE | TRILOGIA DELLA CITTA' DI K... sopravvivenza e scarnificazione

Trilogia della città di K. (Trilogie des jumeaux) è un romanzo della scrittrice ungherese Agota Kristof. Si compone di tre parti: Il grande quaderno (Le grand cahier), pubblicato separatamente nel 1986, La prova (La Preuve) del 1988 e La terza menzogna (Le Troisième Mensonge) del 1991.
I romanzi raccontano la vita di due gemelli, Lucas e Claus/Klaus, dei loro familiari e delle persone che essi conoscono e con cui intrecciano rapporti durante la seconda guerra mondiale.
Sono nomi anagrammati, e per tutto il libro risultano personaggi interscambiabili in un rapporto dapprima morboso poi incredibilmente distaccato.
Due gemelli a riscoprire le loro radici, ad inseguire un passato, una ricerca dolorosa in cui gli inganni dell’uomo sono secondi soltanto a quelli della ragione. Nella città di K., nel mondo martoriato da deflagrazioni e pallottole furenti, uomini, donne, bambini e vecchi sono carne da macello. Soffrire significa soccombere e non conoscere. Nel desolante panorama della città, nessuno è risparmiato e la penna si sofferma con inesausta crudezza su bimbe stuprate da soldati, su uomini dilaniati dalle mine, sulla follia, su animali impiccati o annegati. La guerra deturpa l’uomo, lo fa regredire alla ferinità.

Tutto ha inizio con una madre disperata è costretta ad affidare alla nonna i proprio figli, lontano da una grande città dove cadono le bombe e manca il cibo. Siamo in un paese dell'Est, ma né l'Ungheria né alcun luogo preciso vengono mai nominati. La nonna è una 'vecchia strega' sporca, avara e senza cuore e i due gemelli, sono due piccoli maghi dalla prodigiosa intelligenza. Intorno a loro ruotano personaggi disegnati con pochi tratti scarni su uno sfondo di fame e di morte.

Non c’è speranza , non c’è redenzione, non c’è bellezza, soltanto disperazione. La guerra, fantasma assillante e concreto, assorbe la serenità, avvolge il mondo in un fumo denso e grigio. L’amore non è rosso, non trionfa, anzi, perde miseramente. Ossessioni e demoni emergono dagli abissi dell’animo a disgregare le mura della razionalità, a tentare di aggrapparsi alla serenità. Nell’Europa in guerra pensare di vivere è soltanto un’utopia lontana che nemmeno sfiora la mente. Nel processo di scarnificazione cui la realtà qui è sottoposta, la brutale legge della sopravvivenza si fa paradigma per analizzare il mondo, per difendersi, per riuscire a non soffrire. Scarnificazione delle emozioni, della libertà dell’infanzia, del gioco e dell’intelligenza.
Se la guerra fa soffrire, allora è necessario abituarsi al dolore. Se l’uomo è costretto a vivere nella realtà, allora bisogna abituarsi alla verità. Se il mondo tenta di sopraffarti, allora bisogna essere crudeli. È l’intelligenza di due gemelli, lo sguardo penetrante e straordinariamente maturo di due giovani a descrivere la loro lotta in un mondo deserto, sterile. E se Dio è morto, allora bisogna apprendere cosa sia la vera solitudine.

La linearità della prima parte, le frasi così brevi da morire sotto il fuoco di trincea, così affilate da ferire per la crudeltà, così abilmente soppesate per colpire là dove la carne è più debole, si sciolgono in una scrittura più complessa, ma mai complicata, che mantiene intatta una brutalità inestinguibile. Alla prima persona plurale, punto di vista originario, si sostituisce la terza singolare, poi la prima singolare, in un dialogo serrato con un 'tu' immaginario con cui il lettore s’identifica.
La chiarezza del primo scritto sembra annebbiarsi poco a poco, fino a dissolversi nella confusione dell’ultimo capitolo. Eppure il processo alla fine è chiaro, ma ormai è troppo tardi. Lo scorticamento dell’anima che sembrava ormai concluso esige una nuova muta, una nuova metamorfosi, quando l’uomo raggiunge l’orlo del baratro i dettami morali si palesano in tutta la loro effimera consistenza: non si può giudicare, né si deve farlo. Alla fine la pelle si perde definitivamente a diventare scheletri appesi per l’eternità ad un desiderio morto, privi di difesa di fronte a un mondo che si manifesta in tutta la sua crudeltà.
Il primo capitolo di questa favola nera rimane il migliore, il più doloroso e magnetico, con un ritmo placido e misurato che anima un mondo nuovo dai confini imprecisati come una marionetta assassina.

E' interessante perdersi tra i vortici creati ad hoc da Agota Kristof  nelle pagine di Trilogia della città di K., un romanzo duro, amaro e a tratti crudele, dove la tragedia non viene mai edulcorata, ma graffia come una belva furiosa. Da immagini di guerra, bombe, morte, ad immagini di annientamento psicologico, di ottenebramento e sdoppiamento.
L'arma vincente è lo schema narrativo adottato, ricco di effetti destabilizzanti per il lettore, condotto attraverso un rincorrersi di sogni e realtà, un gioco degli specchi, di tunnel spazio-temporali in cui perdersi. E' una maniera alternativa per scrivere degli orrori della guerra, senza necessità di focalizzare l'attenzione su città e nomi precisi, perché le tragedie sono multiple e si intrecciano seguendo strade diverse.
In questa trilogia realtà e sogno ad occhi aperti sono sapientemente intrecciati e poi sciolti e mentre i fatti emergono in tutta evidenza ci si accorge che il tentativo di alterarli non è andato a buon fine: da un destino di dolore e solitudine non si può comunque fuggire.

Un romanzo sulla memoria, sulla fugacità e sulla solitudine imposta dal destino. Questa è un'opera di terrore, di dolore e di rassegnazione, esattamente nell'ordine in cui li ho citati.
Atmosfere cupe, linguaggio scarno, contenuti duri e a volte scabrosi, è questa la scrittura della Kristof, pacata e rabbiosa, deprimente e mai banale.
Un impianto narrativo ad effetto, studiato dal suo incipit alla sua conclusione, orchestrato con maestria stilistica, punteggiato da istantanee destinate ad imprimersi nella pupilla e nel cuore del lettore.
Grande e implacabile è il senso di vuoto e desolazione che si innalza al termine del lungo viaggio, un vortice finale di speranza e disperazione avvinghiati e inseparabili.



Il mio voto: 9



Enrico

giovedì 15 febbraio 2018

IL CINEMA DI FRANK DARABONT | Il saggio dedicato al regista kinghiano

Tra i registi più amati e apprezzati da Stephen King c'è sicuramente Frank Darabont la cui carriera nasce sul finire degli anni '70 come un sogno, improvviso e spiazzante, il grande sogno americano che ci ricorda ogni volta che nulla è impossibile. I due sono grandi amici e per conto del Re, Frank, ha girato alcune delle più emozionanti pellicole tratte dai suoi romanzi: Il miglio verde, Le ali della libertà e The Mist.
Esiste ora un saggio che approfondisce la sua figura cinematografica, dalla regia alla sceneggiatura, dalla produzione alla sperimentazione di nuovi linguaggi nel campo dell’entertainment, che lo porteranno a rivoluzionare il modo di intendere anche le serie tv con The Walking Dead.

IL CINEMA DI FRANK DARABONT è scritto da Luigi Boccia, in collaborazione con Giada Cecchinelli, Nicola Lombardi, Diego Matteucci e Lorenzo Ricciardi. Pubblicato dalla Weird Book, nella collana Overlook, per la prima volta in Italia questo saggio analizza i diversi ambiti della carriera di Frank Darabont.
Da febbraio è disponibile sul sito weirdbook.it al prezzo di 16.50 euro.
Il 'regista kinghiano' per eccellenza riesce a spiazzare attraverso le atmosfere che raccontano dei mondi che soggiacciono all’ambientazione. Le sue opere sono una continua riscoperta di suoni, colori e spazi capaci di prendere vita oltre lo schermo e invadere la nostra realtà.
Ennesimo lavoro magistrale da parte di un gruppo che non rinuncia mai a mettere al primo posto il lettore più appassionato, regalandogli sempre qualcosa di nuovo e frizzante. La copertina di Giorgio Finamore poi, è qualcosa di spettacolare.
Il mio è ormai un appuntamento fisso e so di poter contare su questi ragazzi, non mi deludono mai.



Enrico